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Coraggio!

Si è parlato di coraggio ieri sera sulla Piazza Grande. Ecco l’accento che metterò sulle mie attività: resistere con pazienza e coraggio. I coraggiosi hanno avuto ragione di rimanere in Piazza, il cielo minacciava ma la pioggia non è mai arrivata. Un film francese simpatico per iniziare: « Les Beaux Esprits ». Una commedia che racconta una storia vera. Parla dell’handicap con leggerezza ma ci fa capire che ciascuno può trovare il suo posto. Ci fa anche riflettere. Possiamo imbrogliare per una buona causa?

Beaux esprits

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Festival del film di Locarno

Sta per iniziare il festival che mi piace di più in Ticino. Mi sposto con la bici nel mondo intero. Sento parlare tutte le lingue. I leopardi invadono la città. Tutto questo potrebbe non esistere qua senza un referendum a Lugano (nel 1946), il quale si opponeva alla costruzione di un anfiteatro che potesse ospitare le proiezioni della rassegna internazionale del film. La prima edizione del Festival del film di Locarno venne organizzata in tre mesi e inaugurata il 23 agosto 1946 nel parco del Grand Hotel. Chi mi sa dire che film fu proiettato quella sera?

Questa sera in pre-apertura, ci sarà 

 
 

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La lettera che non si deve scrivere

Marco voleva vincere la sfida. Aveva girato nel paese alla ricerca del soggetto perfetto. Lo sport non le piaceva, era molto pigro. La mattina aveva sentito alla radio che mancavano tre giorni alla fine del concorso. Pensava che fosse difficile raccontare “la storia straordinaria” filmando le cose semplici. Alle sei vagava ancora senza idee. Mancava di creatività. Si fermò alla fontana, aveva tanta sete. Mentre beveva, che sorpresa! Era lì che la storia straordinaria aspettava! Non mise molto tempo ad accendere la video camera. Filmò senza fermarsi, come se fosse il realizzatore di James Bond. Mi dispiace, non posso raccontarvi, perché inizia con la lettera che non si deve scrivere. Spero che vedrete il video fra poco. Forse, il vostro canale preferito lo mostrerà. Potrebbe anche vincere il premio.

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Il viadotto

Questa settimana vi propongo un gioco di scrittura. Seguendo il modello di Georges Perec nel suo romanzo lipogramma La scomparsa, un romanzo in cui non compare mai la lettera E. Oggi la proposta di scrittura consiste nel produrre un testo (anche una singola frase) in cui mancherà la lettera E. Vi invito a mettere il vostro testo sotto i commenti della mia pagina Facebook (o sul sito).

Esempio:

Sarà complicato, ma voglio raccontarvi una storia. Narra la vita di Carolina, una fanciulla di otto anni. A scuola, la punivano ogni giorno. Arrivata a casa, la sua mamma la sgridava. La bambina odiava la tranquillità, non amava i compiti, disapprovava tutto. Soffriva, non mangiava più da quattro giorni. Suo nonno la portò in montagna. Camminava indicando alla piccola il suo mondo magico: l’acqua parlava, la marmotta mostrava sua tana ai visitatori, il botton d’oro offriva il suo oro, il rospo amministrava il suo principato… Arrivati al viadotto, la gioia abitava la bambina, mangiò tutti i panini ammirando la vista. Il nonno la ringrazio con una risata.

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Mai mollare

È vero potrei scoraggiarmi di vedere che così poca gente legge quello che scrivo. Malgrado questo, rimango immersa nella speranza. David Lefrançois dice che quando abbiamo speranza, stimoliamo le aree del cervello che sono legate alla nozione di creatività. La creatività ci aiuta a trovare la soluzione. La vita ci mette sempre alla prova. La speranza ci permette di intravedere un’uscita positiva. Continuo a sperare e so che ci sarà un risultato positivo. Anche se devo camminare piano, continuo di andare avanti. Continuo di ascoltare le storie degli altri. Mi piacciono le persone che vivono i loro sogni.
Volete passeggiare in Valle di Blenio accompagnati dagli asini?

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La mia sfida

Il mio più grande desiderio è quello di creare la marca Atelier di scrittura Anne-Lise Ravey, come un luogo che combina i dieci punti di cui ho parlato le ultime due settimane. Una sfida? Non è la mia prima. Questa mi permette di associare tutto ciò che mi piace: accogliere, ascoltare, armonizzare un gruppo, scoprire, guidare, accompagnare, stimolare, organizzare, proporre, insegnare, condividere. Quando si scrive, ci si prende cura di se stessi, si fa qualcosa che ci fa sentire bene, ci si offre del tempo per se stessi. Questo può avere un effetto riparatore, il laboratorio ripristina la fiducia in se stessi. Come animatrice tengo sempre presente la nozione di animare come sinonimo di dare la vita.

Se mi manda un messaggio all’indirizzo anneliseravey@bluewin.ch , le invierò in regalo i dieci punti che stimolano un partecipante a iscriversi ad un atelier di scrittura.

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9. Migliorare il proprio stile

Se uno s’iscrive per la prima volta ad un atelier di scrittura, di solito è per curiosità, per il piacere della scoperta. In un secondo tempo, si diventa più esigente, si cerca di migliorare il proprio stile. L’atelier di scrittura è il luogo dove acquisire i mezzi per perfezionare la tecnica di narrazione. Grazie al proprio testo e ascoltando i testi degli altri partecipanti, s’impara a osservare l’efficacia della scrittura. S’identificano le incoerenze o la forza di determinati passaggi. Le figure di stile che mettono rilievo nella storia sono evidenziate. Questo lavoro sullo stile consente anche un approccio diverso come lettore, vale a dire un nuovo approccio alla letteratura. È come al cinema, ognuno ha una storia da raccontare. Si tratta solo di trovare il proprio stile per raccontarla meglio.

Festival del film di Locarno (1-11 agosto 2018)

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7. Un luogo che da ispirazione

Qualsiasi artista ve lo dirà, per dare libero sfogo alla propria creatività, c’è bisogno di un luogo che da ispirazione. Non si scrive lo stesso testo se si è a Parigi o a Locarno. I luoghi hanno anche la loro storia da raccontare. Mi piacciono le vecchie case, dove basta ascoltare per indovinare cosa hanno visto i muri antichi. Vorrei che il luogo di scrittura fosse un luogo per stimolare la creatività. Mi piacerebbe anche che fosse un luogo dove ciascuno venga a sentire la propria musica interiore.

Jazz Ascona (dal 21 giugno al 1 luglio 2018)

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4. Qualità dell’ascolto

Quello che apprezzo particolarmente durante un atelier di scrittura è la qualità dell’ascolto. Anche per chi è abituato a scrivere, leggere il proprio testo davanti al gruppo permette di ascoltarlo risuonare. È come sentirlo dall’esterno. Non soltanto l’animatore ascolta, ma anche gli altri partecipanti accolgono il testo e questo crea un’energia che permette di osare di più. Ascoltare gli altri diventa un piacere, si segue il filo delle loro storie, entrando in mondi sconosciuti e creando nella nostra testa le immagini che vanno con il testo. Ciascuno diventa il musicista della propria voce. È come andare al concerto, solo che ciascuno sale sul palco a suo turno.

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2. Liberare la parola

All’inizio della formazione (Aleph Parigi) per diventare animatrice di atelier di scrittura, mi è stato chiesto cosa rappresentasse per me un atelier di scrittura. Rileggendo i miei appunti, ho pensato di condividere la mia riflessione su questo blog. La mia seconda motivazione è: liberare la parola. Quello che succede durante un atelier di scrittura è difficile da spiegare. Osar depositare sulla carta qualcosa che ci appartiene, senza aver paura del giudizio degli altri, permette al partecipante di liberarsi. È un po’ come quando si esce sulla pista da ballo e si comincia a ballare.